Non c'entra quanto si era furbi, i soldi, la fortuna. Dopo quel bordo si sta come barboni, a ridere intorno all'albero della conoscenza. A contare le stelle. Coperti di rocce, col delta dei fiumi nelle mani. E ponti nelle costole.
venerdì, 21 dicembre 2007

NON FATEVI SOPRAFFARE DAL NATALE...

ricordate: http://it.youtube.com/watch?v=bCn-mpXZZps

AUGURI A TUTTI QUELLI CHE SE LI MERITANO.

A tutti gli altri, la maggioranza, dedico sta canzone qua, testo di Pasolini e voce della Ferri. E scusate se è poco.

VALZER DELLA TOPPA

 

Me so' fatta un quartino
m'ha dato a la testa
ammazza che toppa
a Nina, a Roscetta, a Modesta,
lassateme qua!
An vedi le foje!
An vedi la luna!
An vedi le case!
E chi l'hèa mai viste co' st'occhi?
Me vi da cantà

Lassame perde, va da n'altra
stasera, a cocco, niente da fa!
E poi so' vecchia, ciò trent'anni
e er mondo ancora l'ho da guardà!

Mamma mia che luci
che vedo qua attorno
Le vie de Testaccio
me pareno come de giorno
de n'arta città!
An vedi le porte!
An vedi li bar!
An vedi la gente!
an vedi le fronne che st'aria
se fa sfarfallà!
Va via moretto, fa la bella
stasera godo la libertà ,
spara er Guzzetto e torna a casa
che mamma tua se sta a aspettà!

Me sò presa la toppa
e mA so' felice!
Me possi cecamme
me sento tornata a esse un fiore
de verginità !

Verginità ! Verginità!
Me sento tutta verginità!
Che sarà!
Che sarà!
Che sarà!


 

postato da pollymagoo alle ore 19:24 | Permalink | commenti (20) / commenti (20) (pop-up)
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venerdì, 07 dicembre 2007

A 14 ANNI ERO PUNK

e andavo per cimiteri.

Uscivo di casa alle tre del pomeriggio, entravo in ascensore e attraversavo il portone che ero un'altra persona: dal terzo piano al piano terra c'è un sacco di tempo, e uno specchio bello grande. I miei canoni estetici erano molto distanti da quelli paterni e materni, e detestavo perder tempo a discuterne; così mi cambiavo a tempo di record, ed ero pronta per il mio happy hour del trapasso. Vivevo il tempo dell'amicizia siamese con Sandra, incollate a scuola, stesso modo di vestirsi e pettinarsi, mano a mano per strada, per giunta suo fratello era il mio ragazzo.Ci confidavamo tutto, dalla a alla zeta. 

Ma lei del cimitero non sapeva nulla.

Un giorno mi fa:"Si può sapere dove cavolo vai ogni pomeriggio alle tre? Voglio venire con te!" E insomma, me la tiro sbalordita al cimitero. E' una giornata di sole e di brezza, e i pini profumano. Le presento Tobia Calderone, morto a 15 anni nel '27, occhiali tondi di tartaruga e sguardo furbo,a spillo. E poi la mia scoperta, Rosa Calderone, diversi viali più avanti, morta nel '28, di certo la madre.Ogni tanto incrociamo un gatto. Sandra alla fine non voleva più uscire.

" La prossima volta mi porti?"

" Vedremo."

 

colonna sonora: Bjork "Unravel" http://it.youtube.com/watch?v=pCBotbZTw-U&feature=related

postato da pollymagoo alle ore 03:48 | Permalink | commenti (15) / commenti (15) (pop-up)
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mercoledì, 05 dicembre 2007

MBE',

arieccoci.

E visto che fa freddo, beccatevi sta favola lappone.

La vera storia di Metsästäjä e Hovskär.
Non sono mai stato certo che babbo Natale esistesse realmente ma non avere alcun dubbio sull'esistenza delle renne, per me, è sempre stato sufficiente a dare una certa credibilità alla faccenda. La conferma definitiva l'ho avuta qualche anno fa, quando ho potuto conoscere un collega del noto babbo: il folletto Hovskär. In realtà Hovskär non è il suo vero nome, è il nome di un rubinetto in vendita all'ikea, però ci somiglia molto, almeno mi pare. Ad essere onesti non l'ho nemmeno incontrato di persona, ci siamo solo parlati al telefono, tuttavia è improbabile scambiare una persona qualunque per un folletto di babbo Natale, in particolar modo verso metà marzo.
Mi trovavo in ufficio, solo. Ormai da anni mi svegliavo alle quattro del mattino per iniziare il lavoro verso le sei. Ero impiegato nell'ufficio stampa di un imponente gruppo finanziario. La selezione degli articoli doveva essere pronta entro le otto, tutti i santi giorni.
Entrare in azienda così presto mi dava una sensazione di abbandono mista al presentimento di catastrofi imminenti. Non incontravo anima viva all'ingresso del palazzo. Attraversavo i corridoi beige deserti udendo il rumore dei miei passi. L'ascensore puntualmente mi ingoiava nel suo vuoto. Accendevo io le luci dell'ufficio, chidendomi se il resto dell'umanità fosse stata sterminata da un virus mattutino potentissimo, che attacca solo chi dalle cinque alle sei non ha ancora fatto colazione.
Quando squillò il telefono la prima volta mi trovavo alla finestra, osservavo l'alba illuminare lentamente la desolata distesa di cemento e sterpaglie della periferia. Pensai fosse il mio collega che avvisava del consueto ritardo. Non feci in tempo a rispondere, non ci provai nemmeno. Squillò una seconda volta mentre ero in corridoio, in piedi, con la testa appoggiata alla macchinetta del caffé. Ancora non risposi, non mi mossi proprio. La terza volta ero lì, seduto alla scrivania.
"pronto?"
"yeeyeyeyeyeyeye"
"come?"
"peperepepepè"
Riattaccò.
Il mio stupore era tale che per un attimo smisi di ragionare sul virus della prima colazione.
Guardai l'ora: le sei e mezza. Forse si trattava solo di un'allucinazione provocata dalla continua mancanza di sonno degli ultimi anni, dopo un altro paio di caffé sarebbe passato tutto.
Nonostante svariati milligrammi di caffeina in circolo nelle mie vene, il telefono squillò ancora dopo pochi minuti.
"pronto!! pronto!!!"
"ciaooooo!!! ciaociaociaociaociaociaociaociao!"
"ma... chi parla???"
"ciaociaociaociaociaociaoooo!!!"
"chi è??"
"sono Hovskär!!!"
"senti coso, credo che tu abbia sbagliato numero. anzi ne ho la certezza matematica, quindi non ci resta che dirci addioaddioaddioaddio."
Riattaccai.
La situazione stava diventando pesante. Il mio stato d'animo si fece ancora più cupo quando una musichetta natalizia si diffuse, inspiegabilmente, nella stanza.
Su un sottofondo di campanellini, un coro di stridule voci bianche cantava: "alza la cornetta, non aver paura, è natal", sulle note di "tu schedi dalle stelle".
"PRONTO!!!"
"CIAOCIAOCIAOCIAOCIAOCIAO!"
"CHI SEI? COSA VUOI DA ME? "
"sono HOVSKÄR!!! volevo dire che bicicletta è pronta!!!!"
"quale bicicletta? non ho ordinato nessuna bicicletta!"
"sìsìsìsìsìsì, tu hai ordinato bicicletta, io finita!"
"ma... cosa?"
"sono molto spiacente per ritardo ma posso spiegare te tutto quanto, se vorrai"
"senti, c'è stato un errore, non so se il mio collega sia stato così stupido da ordinare una bicicletta a un personaggio come te ma la cosa non mi riguarda..."
"guardare fax, prego, io inviato ordine, ora ora".
Il fax iniziò a ronzare e lentamente ne uscì un foglietto. Posai la cornetta sulla scrivania e mi avvicinai per prenderlo. Mi tremavano le gambe dall'agitazione.
Lessi attentamente.
"Natale 1977
Caro babbo natale,
mia madre mi ha praticamente costretto a scriverti questa lettera, stavolta ha detto che se non l'avessi fatto avrebbe spezzato in due il mio 45 giri del gatto in concerto. Tu sai quanto tengo a quel disco. Credo che nessuno di noi due abbia piacere di proseguire in questa noiosa relazione epistolare, tuttavia, dato che forze maggiori ci costringono ad andare avanti, cerchiamo di rendere la cosa il più rapida possibile.
Voglio una bicicletta gialla. Chiaro?
Questo è tutto, non m'interessa come te la procurerai.
Per correttezza è giusto dirti che un giorno confuterò ogni benevola voce su di te e allora sarà la fine del tuo impero basato sul consumismo, sulla brama di possesso e sulla gioia dei bimbi scemi.
Al prossim'anno babbo natale, ammesso che tu ci sia ancora."
Tutto era chiaro adesso. Una furia incontrollabile mi travolse. Ricordavo ciò che era accaduto, le terribili conseguenze di quel maledetto 25 dicembre. Afferrai la cornetta, rosso in volto per la rabbia.
"Come fai ad averla?"
"IO HOVSKÄR!! Io capo officina biciclette babbo natale! Posso spiegare ritardo."
"Ritardo???? Sono passati trent'anni, non lo chiamerei un ritardo!!!!"
"Tempo è relativo..."
"Trent'anni NON SONO RELATIVI, SONO TROPPI!"
"vuoi che io spieghi te cosa è successo?".
"Lascia che IO spieghi TE qualcosa, piccola e invadente creatura dal nome assurdo..."
"Mio nome no assurdo, mio nome..."
"SILENZIO!!!"
"...io nemmeno tanto piccolo, gente ignorante su folletti."
"HO DETTO SILENZIO!"
Avevo dieci anni quando accadde.
Ricordo il momento in cui scartai l'enorme pacco e anziché una bicicletta ci trovai una motozappa.
"BELLA! GRAZIE!! questa è meglio di una bicicletta! stavolta babbo Natale ha avuto paura di ME!" .
Non dimenticherò mai lo sguardo con cui mia madre trafisse mio padre. Gli occhi di lui, fissi sulla motozappa come se la fine gli si fosse palesata di fronte. Poi le grida. Mia madre che mi strappava di mano il libretto delle istruzioni; mio padre che staccava con violenza le mie mani dal manubrio; mia madre che mi prendeva per un braccio e mi allontanava a forza dalla scatola delle lame; mio padre che afferrava la motozappa e la trascinava in giardino; mia madre che accusava mio padre di avere un amante; mio padre che accusava mia madre di scuocere gli spaghetti; mia madre che mi tappava le orecchie; mio padre che inseguiva mia madre con la motozappa mentre io seguivo la scena paralizzato. Poi ci fu il processo. A mio padre fu dato l'ergastolo e a me una famiglia d'adozione.
"ehm… io molto dispiaciuto, è stato uno sbaglio, tua calligrafia non molto precisa…"
"VUOI DIRE CHE HAI SCAMBIATO LA PAROLA BICICLETTA PER MOTOZAPPA?"
"E' tutta questione d'interpretazione... io solo costruisco biciclette, mica faccio interprete..."
"Sì, continua pure a costruire biciclette ma ricorda... ogni bicicletta che costruirai potrebbe essere l'ultima! Adesso che so il tuo nome puoi star certo che ti verrò a cercare... COSO!! "
"oh oh..."
Riattaccò.
Quel giorno la mia vita è cambiata radicalmente. Ho capito che fino ad allora non aveva avuto alcun senso. Ho trovato uno scopo. Ho scoperto che l'irrefrenabile desiderio di torturare i colleghi con le mie stupide richieste era frutto di frustrazione. Prima non sapevo quale fosse realmente la mia strada. Da allora vago nelle foreste della Lapponia, coperto di pelli, con un fucile a pompa sulle spalle. Mi nutro di bacche e pesce crudo. Gli abitanti della zona ormai mi conoscono con il nome di Metsästäjä, il cacciatore.
Sapete che vi dico? Spero di non trovarlo mai Hovskär perchè questa nuova vita mi piace parecchio.

Ero al bar sotto casa quando iniziò tutto. Mi lamentavo col barista di quel tipo che mi torturava sul lavoro. Non riuscivo più a dormire da quando mi avevano trasferito nel suo ufficio. Anche quella mattina mi aveva chiamato alle sei e mezza per chiedermi come mai non fossi ancora arrivato. Un idiota così non l'ho mai incontrato in vita mia. Era talmente ottuso che cercare di spiegargli le cose era come affondare lentamente nelle sabbie mobili, più t'impegnavi più ti sentivi perduto.
Ogni sera, uscito dall'ufficio, m'infilavo nel solito bar e bevevo finché non mi passava l'incazzatura. Ci credo che poi la mattina non riuscivo a svegliarmi. Tutta colpa sua.
Tonio, il barista, ascoltava le mie lamentele senza mai intervenire. Era un uomo di circa sessant'anni, dallo sguardo così confortante che non m'importava molto ciò che pensava delle mie lagnanze, mi bastava stesse lì e facesse finta di essere interessato. Quella sera però, quando pronunciai il nome del mio pesecutore, Tonio strizzò gli occhi.
"Come hai detto che si chiama questo tipo?"
Glielo ripetei, scandendo con tono di disprezzo ogni singola sillaba.
"Mi ricorda qualcosa ..."
"Lo conosci?"
"No ma mi suona famigliare...
"Eppure non è un nome molto comune...".
"Infatti, per quello dev'essermi rimasto impresso. Devo aver sentito qualche strana storia su qualcuno con un nome simile, mah… qui passa tanta gente e racconta un sacco di storie assurde."
"Già".
La cosa finì lì.
Qualche giorno dopo, appena mi sedetti al bancone, Tonio mi disse che poche ore prima, parlando con un avventore occasionale, aveva ricordato doveva aveva già sentito il nome di quell'uomo.
"Fu un tormentone quella storia, chiamarono suo padre il killer della motozappa natalizia. Ricordo quanto la fecero lunga i giornali. Pubblicarono persino la lettera che il ragazzino aveva scritto a babbo Natale, per dare un'idea della pressione psicologica in cui era costretto a vivere. Un cosa straziante."
Uscii dal bar di corsa, senza dire nulla.
"Oscar! Dove vai?"
Doveva essere solo uno scherzo ma non andò proprio così.
Bisogna considerare che quell'uomo mi aveva portato all'esasperazione e che lo odiavo davvero, o almeno così pensavo.
Quando arrivò da me vestito di pelli, con un fucile a pompa sulle spalle, ero allibito. Mi disse che voleva chiedermi scusa per tutte le volte che mi aveva bistrattato e che finalmente aveva trovato la sua missione: uccidere il folletto che gli aveva distrutto la vita. Cercai di farlo ragionare. Gli dissi che forse era stato solo uno stupido scherzo. Non volle darmi ascolto, come al solito. Il fatto che anche stavolta non prendesse nemmeno in considerazione la mia opinione mi fece proprio passare la voglia di confessargli che ero stato io a fare quelle telefonate. Avevo ragione, come sempre ma lui voleva fare di testa sua. Lo guardai uscire dall'ufficio, in quella buffa tenuta, senza fermarlo. Forse dopo pochi giorni sarebbe tornato sui suoi passi, non poteva essere così stupido da trasferirsi in Lapponia a dare la caccia a un folletto.
Non tornò mai.
Mi rigirai nel letto per notti e notti, ripensando a ciò che avevo fatto. Non riuscivo a darmi pace, in fondo nonstante la sua incredibile stupidità era riuscito a costruirsi una vita dignitosa, almeno prima d’incontrare me. Così una notte di aprile presi la mia decisione. Da allora vago nelle foreste della Lapponia, su una bicicletta gialla. Indosso un cappello rosso, a punta, un vestitino verde e una barba finta. Ho appuntato una spilla sul petto con su scritto Ozkar, in modo che mi possa riconoscere. Gli abitanti dei villaggi della zona mi hanno preso in simpatia, pensano sia un povero scemo. C'è sempre qualcuno disposto ad offrirmi un piatto caldo e un letto per la notte. Ho sentito tanti racconti su Metsästäjä e so che mi sta cercando. E' il mio modo per espiare la colpa, anche se in fondo spero non mi trovi mai perché questa nuova vita mi piace parecchio.
postato da pollymagoo alle ore 07:26 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Un po' Pollyanna, un po' Mr. Magoo, sempre alla ricerca, non sempre fruttuosa, di qualcosa o di qualcuno. Comunista per definizione e per nascita troppo intelligente per essere felice. Ute Lemper "Le grand Lustucru" : <img src="noflash.gif" width="17" height="17" alt="" />


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