Un passaggio dall'introduzione di "CYBERSOVIET-UTOPIE POSTDEMOCRATICHE E NUOVI MEDIA" di CARLO FORMENTI, edito da Raffaello Cortina, a mio avviso particolarmente illuminante.
Partendo dal principio di “trasparenza asimmetrica” - l’ideale democratico che vorrebbe poter controllare l’agire dei governanti come se costoro operassero in una “casa di vetro”, mentre rivendica per i governati il diritto alla privacy -, il capitolo mette in luce come l’avvento dei media digitali non abbia affatto assicurato il trionfo di tale principio. Se è vero che questi ultimi hanno innescato una crescita generale dei livelli di trasparenza sociale, è infatti altrettanto vero che sono stati soprattutto i cittadini/consumatori a farne le spese, visto che il potere politico ed economico sa oggi infinitamente più cose su di loro di quante essi non ne sappiano sui potenti. Il capitolo dedica quindi ampio spazio a quei processi di “vetrinizzazione” che vedono gli utenti/consumatori impegnati in una corsa inarrestabile alla autoesibizione. In particolare, vengono esaminate una serie di ricerche empiriche (quantitative e qualitative) sul fenomeno dei weblog, dalle quali emerge come, per la grande maggioranza dei blogger, le finalità di espressione personale e gestione della propria immagine prevalgano sulle velleità di controinformazione. Analizzando criticamente una ricerca (Di Fraia e altri, 2007) etnologica sulla blogosfera italiana, il capitolo torna quindi ad affrontare il tema del rapporto fra sfera pubblica e sfera privata, mettendo in luce il rischio della riduzione della sfera pubblica a sommatoria delle conversazioni private, ciò che ne indebolirebbe drasticamente la capacità di influire sul sistema politico e sullo stesso sistema mediatico.
MENO CHAT, PIU' PENSIERO = POTERE.
POTERE AL SILENZIO 
NOTES TO THE FUTURE - PATTI SMITH -
Listen my children and you shall hear
The sound of your own steps
The sound of your hereafter
Memory awaits and turns to greet you
Draping its banner across your wrists
Wake up arms
Delicate feet
For as one to march the streets
Each alone, each part of another
Your steps shall ring
Shall raise the cloud
And they that will hear will hear
Will hear voice of the one
And the one and the one
As it has never been uttered before
For something greater yet to come
Then the hour of the prophets
And their great cities
For the people of Ninevah
Fell to their knees
Heeding the cry of Jonah
United
Covering themselves in sackcloth and ashes
And called to their god
And all their hearts were as one heart.
And all their voices were as one voice.
God heard them and his mind was moved.
Yet something greater will come to pass.
And who will call?
And what will they call?
Will they call to God?
The air?
The fowl?
It will not matter, if the call is true.
They shall call and this is known.
One voice and each another
Shall enter the dead, the living flower,
Enter forms that we know not.
To be felt by sea,
By air,
By earth
And shall be an elemental pledge.
This is our birthright.
This is our charge.
And we have given over to others.
And they have
not
done
well
And the forests mourn.
The leaves fall.
Swaddling babes watch and wonder
As the fathers of our spirit nations
Dance in the street in celebration
As the mountains turn pale from
Their nuclear hand
And they have
not
done
well
Now my children
You must overturn the tables
Deliver the future from material rule
For only one rule should be considered
The eleventh commandment
To love one another
And this is our covenant across your wrist
This offering is yours
To adorn, adore
To bury
To burn
Upon a mound
To hail
To set away
It is merely a cloth,
Merely our colors,
Invested with the blood of the people
All their hopes and dreams.
Our flag
It has its excellence
Yet it is nothing
It shall not be a tyranny above us
Nor should god
Nor love
Nor nature
Yet we hold as our pleasure this tender honor
That we acknowledge the individual
And the common ground formed
And if our cloth be raised and lowered
Half mast
What does it tell us?
That an individual has passed
Is saluted
And mourned by his countrymen.
This ritual extends to us all.
For we are all the individual.
No unknown.
No insignificant one
Nor insignificant labor
Nor insignificant act of charity
Each has a story to be told and retold
Which shall be a glowing thread
In the fabric of Man
And the children shall march
And bring the colors forward
Investing within them
The redeeming blood
Of their revolutionary hearts.
Tanto tempo fa c'erano pochissimi idioti nel mondo rispetto a oggi. Quando se ne trovava uno da qualche parte, subito era cacciato via dal villaggio. Oggi, invece, bisognerebbe cacciare via la metà del villaggio e ancora ciò non basterebbe. Ma come si spiega che ci sono in giro tanti idioti? Ecco come sono andate le cose... Un giorno tre idioti che erano stati cacciati via da un villaggio per colpa dei loro pettegolezzi, si ritrovarono ad un crocevia e dissero:
«Forse arriveremo a qualche cosa di utile se riuniremo l'intelligenza di tre teste stupide».
E proseguirono il loro cammino insieme: dopo un certo tempo, arrivarono davanti a una capanna dalla quale uscì un vecchio uomo che disse loro:
«Dove andate?».
Gli idioti alzarono le spalle e risposero:
«Dove ci porteranno le nostre gambe. Ci hanno cacciato via dal nostro villaggio per le nostre imbecillità».
Il vecchio rispose: «Allora entrate. Vi metterò alla prova».
Questo vecchio aveva tre figlie anche loro imbecilli e si dimostrò comprensivo.
L'indomani, chiese al primo idiota: «Tu, vai alla pesca!» E al secondo:
«Vai nel bosco e porta un masso legato con treccine di corde!»
Poi al terzo:
«E tu portami delle noci di cocco!»
Gli idioti presero un recipiente ciascuno, un'ascia e un bastone e si misero in strada. Il primo si fermò vicino al mare e si mise a pescare. Quando il suo recipiente fu pieno, ebbe di colpo sete; ributtò tutto il pesce in acqua e tornò a casa a bere.
Il vecchio gli domandò: «Dove sono i pesci?».
Egli rispose: «Li ho rimessi nell'acqua. Mi ha preso la sete e sono ritornato veloce a casa per bere.
Il vecchio si arrabbiò: «E non potevi bere al mare?» gli chiese.
L'idiota rispose: «Non ci ho pensato&...»
Durante questo tempo, il secondo idiota che era stato nel bosco, ma si preparava a ritornare a casa; si era reso conto che non aveva corda per legare i massi. Correva a casa appunto per cercarne una.
Il vecchio si arrabbiò di nuovo: «Perché non hai legato il tuo masso con una delle corde?». Egli rispose: «Non ci ho pensato...». Il terzo idiota montò sulla palma da cocco, mostrò alle noci di cocco il suo bastone e disse: «Tu devi buttare a terra queste noci di cocco, hai capito?»
Scese e cominciò a lanciare il bastone sul cocco. Ma non fece cadere nessuna noce. Anche lui ritornò a casa a mani vuote.
E una volta ancora il vecchio si arrabbiò: «Poiché tu eri sul cocco, perché non hai colto il frutto con le mani?».
Egli rispose: «Non ci ho pensato...».
Il vecchio seppe che non avrebbe combinato niente di buono con quei tre scemi.
Gli diede in moglie le sue tre figlie e li cacciò via tutti quanti.
Gli idioti e le loro mogli costruirono una capanna e vi vissero bene e male.
Ebbero figli tanto stupidi quanto erano loro, le capanne si moltiplicarono e gli idioti si disseminarono in tutto il mondo
La VENCHI, perchè produce la cioccolata all'assenzio.
Un bicchiere di assenzio è poetico come qualsiasi altra cosa al mondo. Qual è la differenza tra un bicchiere di assenzio e un tramonto?
Oscar Wilde
E figuratevi cosa può essere la cioccolata all'assenzio...
COLONNA SONORA: Ashanti, " En fuego". E' latin jazz. Io l'ho ascoltata a casa di Isa :) http://isadora.wordpress.com/
I am the Natural Number e I go with the flow _ |